lug 13 2009

TESTIMONIANZA DI UN MALATO DI SLA AL MINISTRO DELLA SALUTE

Cosa chiede  il malato?

 

Roma, 10 Giugno 2009  sala Tevere sede della regione Lazio

Vincenzo Soverino

 

La mia testimonianza è duplice.

Sono portatore di un’esperienza diretta in quanto sono affetto da SLA.

E sono anche portatore del vissuto di molti altri malati in quanto, referente dell’associazione Italiana Sclerosi Laterale Amiotrofica sezione di Asti,  mi confronto ogni giorno con molteplici realtà.

Cercherò di raccontare dei bisogni e della  grande voglia di vivere  , del coraggio dei malati di SLA.

Il coraggio che si dimostra nel momento in cui si presenta la scelta  di accettare o rifiutare la tracheostomia.

.L’accettazione vuol dire Vita.

Mentre Il rifiuto vuol dire morte.

Nel momento in cui si accetta la tracheostomia il malato è consapevole a cosa andrà incontro   e con lui la sua famiglia.

Una stanza del suo appartamento presto si trasformerà in una camera di ospedale, dotata di tutti quegli ausili necessari alla sopravvivenza.

Questo si chiama coraggio.

Coraggio di vivere   e di continuare a godersi la propria famiglia,     i propri affetti, pur adattandosi alla nuova vita.

Sottolineo nuova vita , nonostante i muscoli del proprio corpo non rispondano più ai comandi,   mentre si rimane di una lucidità sconcertante e questa la cattiveria della malattia    mentre si lavora su di sé  per accettare tutte le rinunce che si dovranno affrontare.

Voglio rimarcare questo passaggio   che per noi malati è molto importante.

Mentre si riempiono le pagine dei giornali e i salotti televisivi si affollano per dilungarsi in disquisizioni sulla parola morte,   ci si dimentica molto spesso del bisogno immediato e concreto di oltre cinquemila malati di SLA (e non solo malati di SLA) che con tutta la nostra forza gridiamo la nostra voglia di vivere 

La mancanza di soluzioni pratiche   e di risorse di riferimento, servizi sul territorio fa si che questa nostra lotta si faccia sempre più ardua   e che la  nostra voglia di vivere rimanga molto spesso inascoltata.

Un urlo nel vuoto,   senza un’altra eco al di fuori di quella prodotta nel cerchio dei nostri affetti.

Perché  a tutt’oggi vengono negati   i bisogni e le necessità di noi malati,  abbandonati alle cure amorevoli delle nostre famiglie: i nostri cari si trovano a doversi improvvisare infermieri, psicologi, fisioterapisti.

Inoltre manca quasi completamente un adeguato processo formativo e informativo  da erogare passo dopo passo   al paziente e famigliare  , soprattutto rispetto ai potenziali problemi e alle loro possibili soluzioni

 

 Molto spesso capita che qualche componente della famiglia   si trovi obbligato ad abbandonare il posto di lavoro per poter assistere il proprio caro.

In alcuni casi, e  non pochi, uno degli effetti collaterali importanti della malattia   è quello di prosciugare   i risparmi di una vita, per garantire alla persona malata un minimo di dignità   e questo provoca enormi cambiamenti nelle prospettive di vita dei familiari di noi malati,    innescando tra l’altro una serie di dinamiche emotive molto complesse da affrontare, ancora una volta spesso da soli.

Per questi motivi io continuo a ripetere che la SLA e la malattia di tutta la famiglia 

Spesso sono i volontari che svolgono al meglio  il compito di facilitare e/o accudire la  libertà di noi malati,   perche noi da soli non possiamo assolutamente nulla. Nemmeno svolgere l’incombenza più semplice.

Non sempre si riesce ad assecondare i nostri bisogni.

Ad esempio l’acquisto del sintetizzatore a controllo oculare,   strumento indispensabile per poter comunicare con la famiglia e anche con l’esterno.

Tenendosi  informati  attraverso il collegamento ad internet ,inviare  mail, partecipare ai  forum ,leggere i giornali on  lane. e tantissime altre funzioni

Perché indispensabile questo strumento?

La SLA   è una malattia neurodegenerativa dalle cause ancora sconosciute,che consiste nella morte dei motoneuroni ,le cellule nervose deputate a portare gli impulsi che permettono i movimenti della muscolatura  scheletrica volontaria.

Essa colpisce tutti i gesti volontari, dal movimento delle dita di mani e piedi   a quelle più complessi  che ci permettono di parlare,deglutire,respirare

A questo punto della malattia il malato di Sla   ha bisogno  della ventilazione assistita,di essere nutrito attraverso la pec  e di comunicare attraverso questo strumento   perché tutti i muscoli deputati al funzionamento di questi organi sono paralizzati

Questo strumento   tecnologicamente avanzato con il solo uso degli occhi  che fissando per alcuni secondi la tastiera virtuale   può scrivere come una normale tastiera di un computer   e traduce lo  scritto in voce , quindi   ridà la  parola al  malato di SLA,  ma non solo  può fare  tantissime altre cose

Viceversa pensate alla vita cupa e triste che deve affrontare un malato di sla   non riuscendo a comunicare con la propria famiglia  .E rimanendo isolato nel

 silenzio   24 ore su 24  prigioniero del suo corpo e dei propri  pensieri

Sono stato io testimone di un nostro malato che, stremato e deluso di non essere capito, gli scesero le lacrime, chiuse gli occhi e rinunciò  a comunicare.

Tornandosene nel  suo mondo fatto di silenzi

Come passerà le giornate questo malato?  Gli si accende la televisione?  E poi ? Come potrà mai reagire alla malattia questa tipologia di malato?

Con il pentirsi di aver scelto la tracheostomia, quindi il pentirsi  di aver scelto la vita.

Ci siamo chiesti come mai ogni tanto c’è qualche malato che provocatoriamente afferma di voler morire.   Forse perché si sente abbandonato?

 

Purtroppo capita  che parenti affezionati desiderino che il loro caro muoia, perché diviene troppo arduo garantirgli un’assistenza adeguata. Pur dedicandogli una porzione della loro vita.

Il problema più grosso in ambito di SLA resta tuttavia la scarsissima presa in carico del paziente, sia da parte del neurologo   che delle istituzioni ,le quali dovrebbero garantirgli un percorso assistenziale anche a domicilio. La nostra ,infatti, è una malattia neurologica che richiede una gestione multidisciplinare

Perché interessa una serie di funzioni e determina dei sintomi che appartengono a branche diverse della neurologia . Penso al problema respiratorio   della comunicazione   ,della deglutizione,dell’immobilità,la spasticità,il problema psicologico. e ad oggi   non molte strutture o centri per la cura del paziente con SLA sono in grado di erogare questi servizi, quando invece la presa in carico è un bisogno che rientra tra quelli essenziali

È importante fornire/garantire al malato il necessario perche  lui    e la sua famiglia possano condurre una vita dignitosa e serena.

Bisogna allontanare dalla persona malata le preoccupazioni   e le insicurezze, che invece nella situazione diffusa,   respira quotidianamente insieme ai propri famigliari.

Spesso egli si trova da  solo   ad osservare le ansie e le sofferenze indotte nel suo nucleo familiare, da quella che vive come la sua situazione di disagio.

Ci troviamo soli ad affrontare la frustrazione nel vedere i volti dei nostri cari segnati dal vissuto di impotenza   e disorientamento e affaticamento, prodotto dalla mancanza di strumenti adeguati per affrontare al meglio la malattia.

 Io credo che se Soddisfatto il bisogno di dignità e di  serenità  e ricordando che la trachoeostomia   corrisponde ad una scelta di vita   e di quotidiano confronto con la malattia,    secondo voi, questo malato è così pazzo da voler morire. Rinnegando una scelta da lui fatta?

I servizi che vengono forniti al domicilio sono indispensabili per dare la possibilità al malato di essere curato nel proprio ambiente, circondato dall’amore e dall’affetto dei propri cari.   Preservando quella parte di normalità e familiarità, indispensabile per costruire una nuova serenità, nel mondo già fortemente turbato della persona malata e della sua famiglia.

(Facendo tra l’altro risparmiare al servizio sanitario una buona parte di denari).

Poste queste condizioni, la capacità di reazione del malato e del nucleo di appartenenza   sarà sicuramente diversa rispetto al primo esempio che ho fatto,  del malato abbandonato a se stesso a alla  buona volontà e alle possibilità economiche della famiglia.

Purtroppo ad oggi la distribuzione a macchia di leopardo dei servizi domiciliari, non permette a tutti i cittadini italiani di usufruire dei servizi di cui necessita

 Solo in alcune regioni esistono servizi che garantiscono la presa in carico della persona malata e del suo nucleo di appartenenza.

Mi trovavo a discutere con un mio compagno di malattia, quando con voce sconsolata mi disse:

“Pensa che oltre ad essere malati di sla, malattia infausta, dove la sofferenza ti entra in tutti i pori della pelle, devi avere anche la fortuna di vivere in una regione dove ti viene riconosciuto il diritto alla cura. In questo caso noi nella nostra regione siamo malati di serie B.”

Tutto questo crea un altro problema la discriminazione tra malati,   questione secondo me molto delicata da non sottovalutare    che colpisce i fragili equilibri del malato e della famiglia e che mette in evidenza anche la discriminazione geografica

In conclusione, cosa chiede il malato?

Il malato chiede una presa in carico “globale”, il cui obiettivo deve  garantire la dignità,    la serenità della persona malata.

E questo si ottiene attraverso la sicurezza di vedersi garantiti   i propri diritti di cura da un servizio ben integrato con il territorio   e un  assistenza che permetta anche la serenità familiare,   in modo tale da avere certezze e sicurezze  per un percorso di vita difficile ma dignitosa, senza discriminazioni.

Il malato non può essere un peso per la società,   deve essere percepito come un valore aggiunto che ci permette   di confrontarci   per costruire una società migliore basata sui valori dell’integrazione e della sicurezza.

Una società in cui qualsiasi cittadino può sperare in una vita dignitosa e soddisfacente, qualsiasi sia il suo status.

Non è possibile che un cittadino debba sperare di non ammalarsi per non trovarsi in situazioni di disagio che spaventano quasi quanto la malattia stessa.

Non è possibile, in situazioni di gravità tale   come quello di una malattia come la sla, ma non solo, sentirsi dare dal servizio predisposto, risposte come:

“Non abbiamo fondi”

Oppure

“Non siamo in grado di garantire questo servizio”

o  peggio ancora

“Non siamo in grado di rispondere   alla sua domanda, torni fra due o tre giorni”.

Il tempo purtroppo non è un alleato dei malati in generale,   ma in particolare nel caso specifico del malato di SLA, il tempo è il suo peggior nemico.

Lo scorso Giugno (2008) ho presentato 5 domande per i comunicatori, di cui 3 per comunicatori a controllo oculare e 2  per comunicatori manuali

Purtroppo uno dei comunicatori a controllo oculare oggi non mi serve più: la persona che ne aveva bisogno ci ha lasciati a fine marzo 2009, senza poter dire al marito, alla figlia, al nipotino  “Vi voglio bene e grazie per tutti i sacrifici che avete fatto per me”, i familiari di questa moglie madre e nonna sentiranno per sempre il peso  e la mancanza  di quelle parole non dette.

Intanto gli altri ammalati continuano ad aspettare questi comunicatori   che come ho detto gli cambierebbero la vita.

Stiamo parlando di oltre un anno di attesa e chissà quanto ancora dovranno aspettare.

Ecco cosa può ancora chiedere il malato: IL TEMPO.

Che non si perda TEMPO

Perché ognuno di noi vuole vivere il proprio tempo , attimo per attimo  e ne ha il diritto.

 

A questo proposito come A.I:S:L:A (Associazione Italiana Sclerosi Laterale Amiotrofica) ci siamo sempre proposti a collaborare con le istituzioni offrendo la nostra esperienza specifica.  Soprattutto per far emergere i bisogni dei nostri malati , creando cosi un anello di congiunzione tra il malato e l’ente che deve erogare i servizi, allo scopo di velocizzare le pratiche.

Facendo risparmiare denaro pubblico e assicurando i servizi agli ammalati.

Si fa ancora fatica, in alcune parti del nostro paese, a riconoscere al malato di sla la pensione di invalidità,   nonostante esistano delle linee guida perché queste risorse che abbiamo a disposizione non vengono applicate.

Continuando a perdere del tempo che per il malato si traduce in un’ansia che sconvolge.

Noi come sezione Aisla Asti seguendo le indicazioni della sede nazionale garantiamo hai nostri malati allettati le visite a domicilio degli specialisti del centro SLA di Torino.

Tra cui il neurologo, lo psicologo, il fisioterapista e tutte quelle figure previste dal team multidisciplinare,  inoltre gestiamo anche un gruppo di auto-mutuo aiuto, rivolto ai malati e ai famigliari, presso la nostra sezione, che prevede anche la presenza di una psicologa e di volontari.

L’accesso a questo servizio è libero per tutti coloro che ne fanno richiesta.

Tutto ciò è reso possibile grazie ai contributi di privati e della Fondazione Cassa di Risparmio di Asti.

Questa è la dimostrazione concreta  che, se le risorse sono programmate e gestite   a partire dai bisogni reali delle persone coinvolte  in questo difficile percorso,   il servizio può essere al contempo sostenibile ed efficace.

Noi ci auguriamo che tutto ciò  si possa in un futuro, si spera prossimo, tradurre in una sconfitta della malattia  attraverso la ricerca scientifica  che è l’unica via che ci porterà a poter dire che la Sla non sarà più una malattia a prognosi infausta.

 

Vincenzo Soverino

Referente Aisla onlus Asti

13 Commenti

13 Commenti to “TESTIMONIANZA DI UN MALATO DI SLA AL MINISTRO DELLA SALUTE”

  1. simonaon 18 nov 2009 at 09:26

    Innanzitutto, ti ringrazio di portare la tua testimonianza attraverso i canali di internet.
    Io ho un cugino Carmine che pochi giorni fa presso l’Ospedale Maggiore di Niguarda (NEMO) di Milano ha subito l’intervento di tracheostomia.

    Hai proprio ragione quando dici che la malattia toglie la dignità, che anche le azioni più semplici sono impossibili…

    Ti chiedo cortesemente a chi mi devo rivolgere per avere il sintetizzatore oculare.

    Ti ringrazio molto.
    Con affetto
    Simona

  2. adminon 18 nov 2009 at 09:42

    buongiorno,
    La ringrazio per la Sua testimonianza.
    So che nel modenese c’è una ditta che progetta ausili di tal genere, ecco la mail del presidente:
    Ing. Soria: soriasimone@aidalabs.com

    cordiali saluti

    annalisa

  3. mariellaon 11 ago 2010 at 15:47

    Grazie per questa lettera denuncia e per la testimonianza di tutte quelle famiglie -tra cui anche la mia – lottano ogni giorno cercando di vivere una vita normale nell’anormalità.
    Anche noi siamo in attesa del computer oculare nella speranza di rompere il muro del silenzio.
    Posso rivolgermi anche io a questa ditta di modena per il computer oculare anche essendo della Regione Campania?
    cordialmente
    Mariella

  4. adminon 11 ago 2010 at 15:50

    buongiorno,
    certo che si può rivolgere alla ditta.
    cordiali saluti
    annalisa

  5. luciaon 31 ott 2010 at 20:37

    ciao sono felice di sentir parlare qualcuno con questa orribile malattia ma con così tanta voglia di aiutare gli altri.Mio nonno ha la sla ad inizio bulbare,dopo una terribile crisi respiratoria è stato tracheostomizzato.Già faceva la ventilazione assistita.Ora è in ospedale nella rianimazione perchè ha una micosi ai polmoni.Poichè si sta lasciando andare vorrei almeno concedergli l’uso della parola nella speranza che continui a combattere come ha fatto finora ma il cominicatore oculare è troppo complicato giacchè ha quasi 80 anni .Ho letto dell’elettrolaringe per la tracheostomia ma non so se va bene per lui visto che ventila già.In ospedale non si interessano di nulla;per loro è già tanto che sia sopravvissuto alla crisi e non importa se c’è qualcosa che si possa fare per migliorargli le giornate.Io lo adoro con tutta me stessa.Ho cercato sul sito aisla ma nn ho trovato risultati sull’elettrolaringe.Sa qualcosa oppure questa ditta citata sopra potrebbe aiutarci?
    La ringrazio. Lucia

  6. adminon 04 nov 2010 at 15:52

    buoniorno Lucia,
    purtroppo non ne so nulla.
    Le lascio l’indirizzo mail del Presidente della sezione astigiana del’Aisla, potrebbe riuscire a consigliarla.
    cordiali saluti
    annalisa

  7. Mara Rovoon 24 dic 2010 at 15:17

    REGIONE UMBRIA :UN OPERAIO VENDE LA CASA PER PAGARE L’ASSISTENZA ALLA MOGLIE AFFETTA DA SLA !
    LA SUA REGIONE NON DA NESSUN ASSEGNO DI CURA NE A LUI NE A TUTTI I DISABILI GRAVI !
    Vi prego interessatevi di questo caso o almeno pubblicate su facebook ,twitter o qualsiasi forum questo video di denuncia sulla condizioni dei disabili gravi in Umbria e Toscana ,un caso che rappresenta la condizione di molte famiglie italiane che accolgono persone con varie forme di disabiltà .
    Senza adeguata assistenza domiciliare,ne contributi per pagare la badanti,ne assegni di cura (legge 328 del 2000) per sostenere l’assistenza in famiglia, quest’ uomo un operaio ,il suo nome è Natale ,ha esaurito tutti i suoi risparmi per pagare l’assistenza e le medicine alla povera moglie ,presto dovrà vendere anche la casa ,questa gente non ha ancora ricevuto nessun aiuto .
    In tutta Italia le famiglie che si occupano della cura di un disabile grave
    sono sostenute dalle regioni ,per maggiore sensibilità e perchè
    finanziariamente più conveniente ,nelle strutture residenziali la cura di
    questi poveri disgraziati costerebbe molto di più ,fino a 10.000 euro al mese.
    In più l’assistenza domiciliare crea straordinarie opportunità di lavoro per i lavoratori delle cooperative.
    L’importo di un assegno di cura (PREVISTI DALLE LEGGE NAZ.328 /2000)è nettamente inferiore ai contributi riservati alle RSA ,IN MEDIA CIRCA 400-700 EURO ma sufficiente ad integrare le pensioni ed indennità dello Stato .
    Con queste piccole cifre si riesce a raggiungere l’obbiettivo dell’assistenza
    in famiglia senza sradicare dagli abituali contesti di vita questi poveri
    martiri e in più lo STATO E LE REGIONI più avvedute RISPARMIANO MILIARDI DI EURO di denaro dei contribuenti .
    Non riusciamo ad ottenere l’attenzione della stampa locale ,vicina al governo della Regione,ne delle associazioni di disabili ,siamo circondati da muri di gomma aiutateci a denunciare la condizione dei disabili e degli anziani non autosufficienti in Umbria e Toscana .
    QUESTE STORIE NON DEVONO FINIRE DIMENTICATE …

    Vi prego pubblicatelo anche su facebook e twitter e fatelo girare

    http://www.youtube.com/watch?v=IOwsTYEehXE

    tratto da YOU TUBE
    TITOLO
    CULT- RETE SOLE- MALATI DI SLA

    grazie per l’attenzione e la sensibilità
    Un sereno NATALE a tutti

    MARA ROVO

  8. A.M.on 12 gen 2011 at 14:57

    L’Umbria, la Toscana,la Campania e la Calabria si ostinano ancora a non riconoscere ai disabili gravi e alle famiglie che si occupano della loro assistenza nessun tipo di supporto economico. Solo la Toscana prevede un esiguo contributo badante di appena 150-200 euro al mese!
    L’assegno di cura, previsto dalla legge di riforma del settore sociale 328/2000, tuttora in uso in molte regione del nord e sud italia, rappresenta uno strumento piu’ che idoneo per coprire almeno in parte le necessita’dei propri cari che vivono in condizioni di grave handicap. Non a caso l’ultimo tentativo di regolarizzazione delle badanti in Umbria e Toscana si e’ rivelata un vero flop!.
    Molte delle famiglie che ospitano persone non autosufficienti non hanno certo i mezzi per pagare tra 1200-1400 euro al mese,inoltre chi assiste congiunti non autonomi ha ovviamente ulteriori difficolta’ a conseguire un reddito.
    Tutto cio’ favorisce la condizione estrema di ricorrere a residenze, case famiglia o ospizi con conseguente decadimento della qualita’ di vita della persona non autonoma,sia disabile giovane che anziano non autosufficente.
    Accompagnare le famiglie con adeguati servizi domiciliari e assegni di cura comporta risparmi dei costi sia per lo stato che per le amministrazioni locali.
    Le integrazioni delle rette delle residenze per ciascun singolo utente sono ben piu’ onerose che un assegno di cura corrisposto al nucleo familiare e per legge, queste integrazioni, sono comunque dovute anche se il ricoverato ha un patrimonio di milioni di euro !e’ scandaloso!
    Vi sono regioni che pur di favorire l’emersione del “badantato” in nero, offrono un cifra, per chi ha un certo livello di reddito Isee, finalizzata alla copertura degli oneri previdenziali e Inail delle badanti medesime.

  9. Michelaon 25 mar 2011 at 11:14

    Ti ringrazio per la tua lettera e le tue parole che in questo momento mi danno forza e coscenza di cio’ che sta succedendo.
    La settimana scorsa hanno diagnosticato la SLA a mio padre al policlinico Gemelli a Roma, lui purtroppo non è ancora a conoscenza della brutta realtà. Non sappiamo come affrontare la situazione, ci ritroviamo in un baratro e abbiamo paura della sua reazione una volta comunicatogli. A livello burocratico sono già iniziate le prime difficoltà quali la richiesta di esenzione del riluzolo, premetto che regione di residenza è la Calabria. Vorrei chiedere un aiuto e supporto psicologico ma non so a chi mi devo rivolgere. Fra un mese e mezzo avrà una visita di controllo e credo che quello sarà il giorno in cui papà prenderà coscienza della sua malattia.
    Stiamo cercando in tutti i modi di essere forti e di comportarci come sempre e lui che giorno per giorno vive la vita spensierato credendo che il problema della sua gamba sarà presto risolto dalla pillola che prenderà.
    Spero che la forza di vivivere la vita sia piu’ forte e che il nostro amore gli sia di conforto.

  10. adminon 29 mar 2011 at 14:33

    buongiorno Michela,
    l’Aisla ha sedi in tutte le regioni d’Italia, per offrire assistenza e supporto ai malati. Sul Web dovrebbe trovare i riferimenti.
    Ad Asti, l’associazione lavora molto bene, questo è il link al sito, sapranno fornirLe le indicazioni migliori.
    http://www.aislaasti.it/public/
    cordiali saluti
    annalisa

  11. Patrizia C.on 24 apr 2011 at 18:38

    Guardate questo video ,siamo sempre in Umbria ,la cosa dovrebbe mettere in allarme tutti voi poichè questa regione viene portata ad esempio di efficienza nei servizi alle persone in difficoltà ,pregate mattina e sera affinchè queto modello non sia importato nel resto di Italia !
    Una madre disabile disperata ,da un anno in carrozzina,i suoi figli tutti e 3 disabili rischiano di essere portati nella solita casa famiglia ,lei lotta affinchè ricevano la riabilitazione che centri specializzati fuori regione hanno raccomandato per limitare i danni che la lro condizione determina .Minaccie ,ricatti e derisione è tutto quello che questa madre riceve dagli amministratore della ASL UMBRA di competenza ….
    Ovviamente non ha assistenza domiciliare ,gli hanno proposto di andare in una struttura residenziale ,diversa da quella dove verrebbero collocati i suoi piccoli ,il più grande ha 5 anni !
    Aiutateci a denunciare ,ci sono regioni con amministratori di una disumanità incalcolabile ….
    http://www.youtube.com/watch?v=9fRlQmNR7kE

  12. costanzaon 17 mag 2011 at 08:13

    ho il marito di mia figlia padre di tre figli di cui uno di un anno che si e’ ammalato di sla l’anno scordo in agosto (ha capito da solo di avere i primi segnali dlella malattia ad agosto)e’ stata diagnosticata a fine dicembre perche’ lui si rifiutava di avere dai medici la sentenza.
    ora stiamo tentando di fare cure alternative,terapia chelante. agopuntura tong ren a firenze,cure di vario genere presso un’altro medico di parma che poi ci mandera’ da un’ suo collega dottr rodier a san marino.
    ancora cammina, male ma cammina.ora quello che vorrei sapre dai vari malati che cosa loro hanno provato per poter contrastare la malattia.grazie.
    saluti costanza salassi.

  13. adminon 18 mag 2011 at 17:34

    buongiorno Costanza,
    mi dispiace per la Vostra situazione. Le posso dare il riferimento del sito dell’Aisla di Asti, sono molto competenti e disponibili.
    http://www.aislaasti.it/public/
    cordiali saluti
    annalisa

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